UNIONE ITALIANA del LAVORO

COORDINAMENTO UNIVERSITA' RICERCA AFAM

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Università, Ricerca ed AFAM - Risorse, riforme e rapporti sindacali

 UN BILANCIO DAVVERO NEGATIVO ED ANCORA UNA PROSPETTIVA DI LOTTA!

 

Taglieggiamenti già attuati, norme creativamente distribuite in tutti i meandri legislativi possibili, intreccio perverso tra legislazione generale sul pubblico impiego e legislazione di settore, cambiamenti in corso, riassetti compiuti o in itinere, riforme già varate o sulla rampa di lancio rendono davvero complesso, in coincidenza con la pausa estiva, fare un bilancio della situazione e una valutazione delle prospettive del settore. In particolare le ridotte disponibilità finanziarie metteranno in estrema difficoltà le Università, gli Enti Pubblici di Ricerca e l’AFAM.

Una cosa è certa:  i prossimi mesi si preannunciano molto caldi!

C’è da considerare infatti che la manovra finanziaria per il 2010 riserverà, per via degli effetti della crisi economica sui bilanci pubblici, ancora minori spazi per il finanziamento pubblico dei nostri settori.

ATENEI  NELLA BUFERA
(Finanziaria e Normativa)

 

Per gli Atenei il bisturi finanziario è andato veramente in profondità con i tagli al Finanziamento ordinario e, per le università del meridione in particolare, con l’ulteriore decurtazione di circa 52 milioni di € che, sulla base delle pagelle del Ministro Gelmini, hanno preso la strada degli atenei del NORD.

 

Va anche ricordato che al taglio delle risorse si aggiungono i problemi derivanti da un turn-over limitato alla possibilità riassumere al massimo il 50% delle uscite. Il meccanismo adottato di trasformare i risparmi derivanti dai pensionamenti nei cosiddetti “punti organico”, insieme alle riserve poste per l’assunzione di ricercatori e professori ordinari, ottiene l’effetto perverso di impedire alle università, che non hanno almeno un numero minimo di pensionamenti, di utilizzare per le assunzioni tutte le risorse che pure sarebbero autorizzate a spendere. Inoltre il vincolo imposto agli atenei di non poter superare il tetto economico del 90% del Fondo di Finanziamento Ordinario per le spese di personale (vincolo peggiorato dai tagli subiti) non consentirà a molte università di usufruire dello sblocco di 1800 posti deciso dalla stessa Gelmini.

 

Tutto questo comporterà, nel breve-medio termine, una riduzione notevolissima di risorse umane, riduzione che potrebbe ulteriormente aggravarsi per effetto dell’esodo forzato dei lavoratori con 40 anni di servizio (o addirittura di contribuzione se le norme preannunciate dal Ministro della Funzione Pubblica sul cosiddetto decreto anticrisi verranno approvate).

 

Riduzione dei posti, tagli al FFO, vincoli sul personale e drastica riduzione degli incentivi economici previsti sino all’anno scorso per mobilità: come se non bastasse, nella bozza di Decreto FFO 2009 sono stati cancellati gli incentivi per chiamate di idonei non strutturati vincitori di concorsi già espletati.

 

L’aumento degli incentivi per il rientro dei “cervelli in fuga”  si contrappone dunque alla totale eliminazione degli incentivi per gli studiosi che lavorano in Italia, rimasti a lottare duramente a favore del Sistema universitario italiano in condizioni obiettivamente difficili. Ciò creerà situazioni paradossali ed emblematiche dell’irrazionalità (del sistema) degli interventi sin qui adottati.

 

Si può fare l’esempio, concreto, di chi ha conseguito un’idoneità a professore associato avendo partecipato a un concorso pubblico. L’idoneità in questione è stata ottenuta attraverso la presentazione di titoli scientifici realizzati in più di 10 anni di precariato. Il precario in questione ha, al momento, poche possibilità di essere assunto vista la riduzione di soldi e di posti nel suo ateneo e ha, sempre per la stretta imposta dal Governo, altrettante poche possibilità di continuare ad essere almeno precario. Lo spettro che gli si pone davanti è quello della disoccupazione, a meno che non scelga di andarsene all’estero dove qualche istituzione può offrirgli una opportunità di lavoro valutando semplicemente il suo curriculum (senza un concorso). A questo punto (e qui il paradosso) entrato nella schiera dei cervelli in fuga, potrebbe usufruire degli incentivi per rientrare in patria. Insomma si realizza una versione deteriore della parabola del “figliol prodigo”, in cui si fa morire di fame il figlio rimasto a casa!

 

E se invece di incentivare il rientro dei cervelli in fuga ci preoccupassimo di non farli scappare i nostri cervelli, prodotto peraltro delle tanto vituperate università italiane, non faremmo meglio?

 

L’irrazionalità degli attuali meccanismi determina una profonda iniquità sociale e professionale.

Un unico esempio per tutti: il personale tecnico ed amministrativo viene chiamato ad un maggior impegno etico e professionale in questo momento così difficile, e nel frattempo subisce il taglio del trattamento accessorio, viene vessato da norme inique come quella delle assenze per malattie e infine viene intimidito con ulteriori minacce di ritorsioni economiche legate ad un paventato sistema di valutazione del merito che non distingue tra obiettivi e strumenti assegnati.

 

Sul fronte più generale della “governance” degli Atenei  siamo forse alla fine dei balletti tra bozze di progetti annunciati, presentati, rinviati e ritirati. Ora sembra che Ministro e Rettori (v. CRUI) abbiano, per così dire, “trovato la quadra” sulle nuove regole fondanti (anche se resta irrisolto il nodo fondamentale delle risorse, sul quale la parola ultima spetterà al Ministro Tremonti). Regole fondanti che vanno a definire l’ulteriore concentrazione dei poteri nelle mani del Rettore e la riduzione degli spazi di partecipazione delle componenti interne agli atenei (docenti compresi) alla gestione.

NUOVA PARALISI
PER GLI ENTI DI  RICERCA?

 

Sull’altro fronte, quello degli Enti Pubblici di Ricerca, la situazione appare un po’ più confortante almeno per la possibilità di ripristinare i pensionamenti nell’ambito del 100% del turn-over. Rimane invece assolutamente critica la situazione del precariato. Centinaia di co.co.co. e di tempi determinati pluriennali sono comunque a rischio. Molti di questi non hanno visto rinnovato il rapporto di lavoro e sono senza retribuzione come i co.co.co. dell’ISPRA; i rilevatori dell’ISTAT non sanno ancora quale sarà il loro futuro, i precari dell’INGV inviati a gestire l’emergenza terremoto attendono ancora di sapere se verranno stabilizzati, senza contare i numerosi precari dell’ISFOL e dell’ISS. Negli altri enti di ricerca si registrano ovunque situazioni di grande sofferenza.

 

Ancora una volta, cambiato il Governo, è ricominciato il balletto delle nomine dei vertici degli Enti Pubblici di Ricerca. Archiviato lo spoyl sistem (sistema concluso per dichiarata incostituzionalità, vera barbarie che abbiamo combattuto con tutte le nostre forze ma che aveva almeno il pregio di concludersi in sei mesi), per poter cambiare i vertici si deve procedere alla riforma degli enti.  Le riforme sono state previste all’interno di strumenti legislativi tra i più vari, alcuni approvati e altri in fase di approvazione. La caratteristica di tutti questi provvedimenti è lo scarso o nullo dibattito parlamentare, con il risultato di vedere progetti di riforma poco meditati e di solito formulati più per le esigenze di controllo del Ministero del Tesoro, della Funzione Pubblica e del Ministero vigilante di turno che per le esigenze della ricerca.

 

Così è già stato per gli Enti del settore ambiente, così sarà per quelli dell’area di vigilanza del MIUR, e per quelli delle aree socio sanitaria ed agricola.

 

Nessuna realtà verrà risparmiata dai riassetti ordinamentali e  regolamentari-organizzativi.

 

Il tutto “naturalmente a costo zero” e nella perdurante assenza di una cornice programmatica: il Programma Nazionale della Ricerca 2009-2013 è stato anch’esso annunciato, ma è ancora in difficile gestazione, mentre ad esso dovrebbe affidarsi il compito di definire con maggiore precisione e rigore la mission dei singoli Enti e di ritagliare risorse finanziarie realmente aggiuntive.

 

L’unico vero effetto registrato a seguito di questo susseguirsi di riforme è il colpevole rallentamento delle attività degli enti. Tra fibrillazione dei “vecchi” vertici all’annuncio di riforma, approvazione dei necessari provvedimenti (peraltro quasi sempre limitati a riorganizzazioni interne, gestite spesso da commissari), nomina infine dei nuovi vertici, gli EPR sono ridotti nella condizione di veder passare anche due anni di produzione a scartamento ridotto. Purtroppo la situazione descritta rischia di replicarsi ancora. In passato almeno il cambio dei vertici secondo “i venti politici” del momento non costringeva gli Enti e la loro attività di ricerca ad una paralisi annosa, come avviene invece oggi innescando ad infinitum processi di riforma e di ristrutturazione.

 

In tutto questo l’interlocuzione con il sindacato è stata praticamente nulla. Con il Ministro Gelmini un incontro…e mezzo sull’ Università. Un incontro…e mezzo sui temi della Ricerca: poi assoluto silenzio (sic!).

 

AFAM ANCORA ALLA RICERCA
DI UNA VERA IDENTITA’

 

Per l’AFAM il contratto relativo al quadriennio 2006-2009 è ancora fermo. Non si sa qual è posizione del Governo, che ci ha tenuto bloccati in attesa di una indicazione pervenuta dopo troppi mesi ed assolutamente ambigua in  riferimento alle disponibilità  economiche, ancora non garantite e non quantificate.

 

Resta altresì da definire la riforma, incompleta soprattutto nella parte relativa all’avvio del nuovo modello degli ordinamenti didattici: mancano tutti i Decreti Ministeriali per la trasformazione della fase sperimentale in ordinamento a regime. Il Ministro ha solo avviato, senza ultimarla, la definizione dei nuovi settori disciplinari, ma manca proprio il D.M. inerente la definizione dei Bienni e dei Trienni (per il conseguimento del diploma accademico di 1° e di 2° livello).

 

Si spera che per l’a.a. 2010-2011 saranno pronti tutti i decreti, per poter avviare i corsi a regime almeno a partire da quella data (da cui ci divide ancora un intero anno accademico).

 

Per memoria: i DM sono attesi da tempo, in quanto collegati e derivanti dalla legge del dicembre 1999: la riforma aspetta  di essere conclusa da 10 anni!!!!

 

Tutto ciò avrà impatto anche sull’inquadramento del personale docente (sia quello nuovo che quello attualmente in servizio, che dovrà essere “riposizionato” nei settori disciplinari).

 

Per il reclutamento dei docenti e del personale tecnico/amministrativo stiamo aspettando un D.P.R. fermo da un anno e mezzo (l’ultimo dei 3 attesi, dopo i 2 già emanati). Il DPR è ancora una bozza (l’ultima versione risale al 10 aprile 2008) che deve iniziare l’iter: è infatti nella fase preliminare di concerto con FP e MEF. Mentre la FP ha dato il suo parere positivo, il MEF aspetta le delucidazioni del MIUR “post-rilievi” alle osservazioni MEF al testo. Senza DPR non è possibile assumere né docenti né tecnici o amministrativi, reclutabili solo attraverso contratti a termine.

 

Peraltro, le selezioni avvengono attraverso concorsi pubblici ma banditi per singola sede, oppure si utilizzano ancora vecchie graduatorie nazionali non aggiornabili ad esaurimento. A questo si deve aggiungere che i bandi emanati non sono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, bensì sul sito CINECA!!!!! In conseguenza della scarsa diffusione, le procedure - pur se selettive - vedono partecipare per lo più piccoli gruppi, che ne vengono a conoscenza per vie traverse.

 

Quanto sopra senza ripetere le ormai ben note critiche al sistema di “governance” per la nomina dei Direttori, che finisce con indicare e/o eleggere referenti più abili dal punto di vista della comunicazione e della campagna elettorale che da quello dell’efficienza e delle capacità gestionali. Anche l’individuazione del Presidente è altrettanto ambigua, e a tutt’oggi è irrisolto il problema della sovrapposizione di competenze con il Direttore.

 

RELAZIONI SINDACALI VERE O, IN AUTUNNO, SCIOPERO GENERALE DEI NOSTRI SETTORI!

Se la situazione è come noi l’abbiamo descritta, appare fin troppo evidente che i provvedimenti assunti e quelli in cantiere sono di dubbia validità. E che la scelta di questo governo è quella della rottura completa delle relazioni con il sindacato di settore!

Appare ben difficile, anche se da noi auspicato, un mutamento dell’atteggiamento antisindacale di fondo della compagine di governo, in particolare nei settori dell’alta cultura e della produzione di nuova cultura.

Se ciò si confermerà, ma soprattutto se non vi sarà alcuna inversione di tendenza prevedendo maggiori risorse e un piano di assunzioni vero e realizzabile, sia chiaro a tutti che la risposta del sindacato e del settore non si farà attendere oltre!

Il nostro sindacato ha sempre cercato di valorizzare l’autonomia politica, di guardare alla concretezza dei problemi, respingendo ogni pregiudiziale ed accettando di sedersi al tavolo negoziale quando ciò è stato possibile. Ma se il quadro non cambierà sarà proprio la UIL, come già fatto nel 2007 e nel 2008, a “rispolverare” anche per l’autunno 2009 l’arma democratica e risolutrice per antonomasia: lo sciopero generale dei nostri settori!

 

31 luglio 2009

LA SEGRETERIA NAZIONALE
UILPA UR AFAM